Dipinti spagnoli

I 10 dipinti spagnoli più famosi

Il contributo della pittura spagnola in tutto il mondo dell’arte non può essere sottovalutato.

Mentre gli artisti francesi erano in gran parte responsabili del movimento dell’impressionismo, gli spagnoli hanno dato un contributo molto significativo ai movimenti cubista e surrealista.

Nomi come Picasso, Dalì, Miró e Goya appaiono regolarmente nelle liste di artisti famosi in tutto il mondo.

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Dipinti spagnoli: I più famosi e conosciuti nel mondo

Guernica

Questo dipinto, una delle più grandi opere d’arte che Pablo Picasso avrebbe completato durante la sua vita, si trova oggi al Museo Nazionale Reina Sofia di Madrid. L’ispirazione per il lavoro è arrivata solo dopo il bombardamento della cittadina basca di Guernica. Picasso completò questo grande dipinto in soli due mesi e lo espose nel Padiglione spagnolo all’Esposizione Universale di Parigi del 1937.

Guernica ha poi girato il mondo con grande successo. Ma soprattutto, aiuta a capire la storia del conflitto che ha avuto luogo nel paese iberico. Guernica è generalmente considerato uno dei più grandi capolavori del pittore spagnolo.

La persistenza della memoria

Una delle immagini più iconiche di Salvador Dali è: La persistenza della memoria. E’ stata riprodotta innumerevoli volte su poster e stampe, ed è considerato come uno dei dipinti più famosi al mondo, creato da uno dei nomi più importanti dell’arte a livello mondiale.

Dalì dipinse la sua opera nel 1931 e da allora è diventato il dipinto che definisce il movimento artistico surrealista.

Si dice che l’immagine in questione sia uno dei primi pezzi che Dalì dipinse usando la sua tecnica “paranoico-critica” dove, dopo aver sperimentato allucinazioni autoindotte, l’artista proiettava le proprie fobie sulla tela.

“La differenza tra un pazzo e me è che io non sono pazzo” rimane una delle affermazioni più note del pittore.

La persistenza della memoria fu donato anonimamente al Museum of Modern Art di New York nel 1934, dove continua ad essere esposto ancora oggi.

Las Meninas

All’occhio moderno Las Meninas potrebbe non sembrare così straordinario, ma all’epoca era una delle opere d’arte più rivoluzionarie del suo tempo.

Diego Velazquez dipinse Las Meninas nel 1656, ed il suo capolavoro rappresentò un grande distacco rispetto alla tradizionale ritrattistica reale. Oggi lo possiamo ammirare al Museo del Prado di Madrid.

I ritratti dell’epoca in precedenza presentavano solo i membri della famiglia reale e in tali opere c’era molta più struttura e gerarchia per quanto riguarda il posizionamento di ciascuno dei membri.

Las Meninas rompe fortemente con la tradizione e presenta non solo una suora, un nano e una principessa, ma anche l’artista stesso.

All’epoca Velazquez ricopriva la posizione di ciambellano di palazzo nella corte reale spagnola, una posizione che gli avrebbe permesso un notevole margine di manovra rispetto ad altri artisti dell’epoca.

Il 3 maggio 1808

Nel 1807, Napoleone strinse un’alleanza con il re di Spagna Carlo IV nel tentativo di conquistare il Portogallo.

Come risultato l’esercito francese si ammassò in Spagna mentre marciava in direzione del Portogallo.

Tuttavia, gli spagnoli capirono presto che si trattava di un trucco da parte di Napoleone e che la sua vera intenzione era quella di conquistare anche la Spagna. Il 2 maggio 1808 centinaia di cittadini spagnoli si ribellarono a Madrid. Il 3 maggio furono radunati e giustiziati dai francesi e le strade di Madrid diventarono rosse del loro sangue.

Il 3 Maggio 1808 a Madrid, è considerato uno dei quadri più famosi al mondo. In esso, Goya mette da parte le norme dello stile neoclassico per rivelare il risveglio di uno stile nuovo e personale. Trasforma l’iconografia cristiana ed è una chiara rappresentazione della disumanità dell’uomo verso l’uomo.

Oggi questa opera si può ammirare al Museo del Prado di Madrid.

Las señoritas de Avignon (Les Demoiselles d’ Avignon)

Uno dei quadri più sorprendenti di Picasso, Las señoritas de Avignon, raffigura un gruppo di prostitute della via Avinyó di Barcellona, famosa per i suoi bordelli e la quantità di artisti che attraeva.

La sua formulazione estetica annunciò il cubismo, il primo grande movimento d’avanguardia del XX secolo che cambiò la storia dell’arte.

In questo dipinto Picasso rivelò un nuovo linguaggio plastico in cui decompose o sintetizzò le figure per mezzo di elementi geometrici, sovrapponendo diversi piani su una stessa figura, rappresentando cosi tutti i punti di vista possibili su una sola superficie.

Nei lavori preparatori per l’opera, la figura sulla sinistra era originariamente un giovane uomo che stava per entrare nel bordello, tuttavia Picasso riconsiderò successivamente la sua decisione perché pensava che una presenza maschile avrebbe interrotto la narrazione dell’immagine.

In quella fase creativa, Picasso osservaba manifestazioni artistiche considerate primitive o esotiche. Per questa opera la sua ispirazione principale fu l’arte africana, riconoscibile nei grandi occhi a mandorla di ciascuna delle donne.

Picasso aveva solo 25 anni quando dipinse Les Demoisselles D’Avignon mentre viveva e lavorava in uno studio angusto a Parigi.

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La sepoltura del conte di Orgaz

El Greco fu uno dei più famosi artisti rinascimentali del suo tempo e uno dei pochi artisti non italiani dell’epoca a raggiungere la fama per le sue opere.

Oggi adorna la chiesa di Santo Tome a Toledo, in Spagna.

Il dipinto raffigura il miracoloso seppellimento di Gonzalo Ruiz, conte di Orgaz e benefattore della comunità di Toledo, morto nel 1323. La leggenda vuole che, mentre si stavano celebrando le esequie siano apparsi i santi Stefano e Agostino e abbiano posto essi stessi la salma del defunto nel sepolcro.

Saturno che divora suo figlio

Francisco Goya visse durante un periodo della sua vita in una casa di campagna chiamata “la Quinta del Sordo“, appena fuori Madrid. E’ passata alla storia per i quattordici dipinti a olio su intonaco che Goya vi realizzò fra il 1819 e il 1823, serie conosciuta come i “Dipinti Neri“.

Nel 1873 il barone Émile d’Erlanger acquistò “La Quinta” e fece trasferire gli affreschi su tela. Oggi si trovano al museo del Prado.

“Saturno che divora suo figlio” è uno di questi dipinti, un’immagine piuttosto raccapricciante. Secondo alcuni critici d’arte il rapporto tra Saturno ed i suoi figli potrebbe simboleggiare il conflitto tra la gioventù e la vecchiaia. Per altri potrebbe rappresentare allegoricamente la Spagna (qui nelle vesti di Saturno), che spazza via la vita dei propri cittadini per mezzo della guerra civile che imperversava.

Il vecchio chitarrista

Il vecchio chitarrista cieco fu dipinto a Barcellona nel 1903, quasi certamente dopo che il giovane Pablo Picasso fu testimone di una scena simile nelle strade della capitale catalana.

Questo dipinto è forse la produzione più importante del periodo artistico di Picasso conosciuto come Epoca Blu, momento fortemente segnato dalla morte del suo amico Carlos Casagemas, e durante il quale quasi tutte le tele erano dipinte in una tavolozza monocromatica di blu.

Questo lutto lo rese pesimista e gli fece volgere il suo sguardo verso i più poveri, le classi umili, i bisognosi, gli artisti dimenticati o le famiglie con difficoltà economiche.

Oggi questa magnifica opera si trova all’Istituto d’arte di Chicago.

La Masia di Montroig (La fattoria)

Miró iniziò a dipingere La Masía a Montroig osservandola direttamente dal vivo, continuò a lavorarci a Barcellona e la finì a Parigi. Questa casa di campagna, tipicamente catalana, apparteneva alla sua famiglia. Esiste ancora oggi, in un villaggio della provincia di Tarragona.

In quest’opera d’arte narrativa, in cui tutto è avvolto in un’atmosfera di finta ingenuità, il pittore ci permette di entrare nella sua casa e conoscere le sue origini. Esprime com’era per lui la vita a Montroig, una vita di campagna, di tranquillità ma anche di lavoro e tradizioni. Cattura il microcosmo vitale dell’infanzia e della giovinezza di Miró, di un mondo che considerava autentico e paradisiaco in opposizione al mondo urbano, che considerava ostile e ostile.
Si sentiva così legato a questa terra che quando andava a Parigi portava sempre con sé un carrubo per ricordargli le sue origini.

È una tela in cui possiamo già vedere alcuni degli elementi che Joan Miró avrebbe utilizzato più volte durante la sua lunga carriera. ad esempio la tipica figura del sole, che col tempo sarebbe diventato sempre più schematico, o lumache e insetti che, con il passare degli anni, hanno raggiunto una dimensione immensa nelle opere di Miró.

In questo dipinto si possono riconoscere le caratteristiche di varie tendenze artistiche: il Noucentisme (l’amore per il paesaggio), il Cubismo (la simultaneità dei punti di vista e la geometrizzazione delle forme) e l’anticipazione del Surrealismo figurativo, che diventerà poi il suo personale linguaggio iconografico.

Questo capolavoro fu poi donato alla National Gallery of Art di Washington DC nel 1987 da Mary Hemingway, moglie di Ernest Hemingway di cui Mirò era amico. Oggi è li che si può ammirare.

Ritratto di Picasso

Nel contesto delle avanguardie parigine del primo e secondo decennio del XX secolo, in cui gli artisti esprimevano la novità con un uso originale del linguaggio plastico o con una tecnica particolare, e la tradizione veniva dunque diluita a favore della modernità, Juan Gris iniziò a sperimentare il cubismo, influenzato da Pablo Picasso e Georges Braque, artisti che conobbe a Parigi nel 1906 durante il suo viaggio.

Diventò cosi uno dei rappresentanti più famosi di questo movimento, che rompeva con le leggi della prospettiva, poiché le composizioni presentavano una successione di diversi punti di vista.

Nell’opera “Il ritratto di Picasso”, possiamo osservare questa caratteristica: i diversi piani sono chiaramente visibili sul volto dell’artista andaluso quando questo aveva 31 anni.

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